Sì, c’è un movimento costante e crescente di utenti che sta abbandonando Google Chrome, o che sta modificando radicalmente il modo di usarlo, proprio a causa della percezione di una forte invasività della privacy.
Le ragioni principali di questa diffidenza sono legate ad alcune precise scelte strategiche di Google:
1. Il dietrofront sui cookie e il “Privacy Sandbox”
Google aveva promesso di eliminare i cookie di tracciamento di terze parti per sostituirli con il sistema Privacy Sandbox. Tuttavia, dopo continui rinvii e il definitivo dietrofront dello scorso anno, la situazione è cambiata: il Privacy Sandbox di fatto sposta il tracciamento direttamente all’interno del browser stesso, centralizzando i dati sensibili in mano a Google anziché lasciarli ai singoli siti. Questo ha spinto molti puristi della privacy ad andarsene.
2. Le restrizioni sulle estensioni (Manifest V3)
L’introduzione definitiva dello standard Manifest V3 per le estensioni di Chrome ha limitato fortemente l’efficacia dei blocchi pubblicitari storici e dei filtri anti-tracciamento (come uBlock Origin). Per molti utenti avanzati, l’impossibilità di bloccare efficacemente script e pubblicità invasiva è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
3. Raccolta dati massiccia e “Fingerprinting”
Studi recenti sulla sicurezza (come le analisi globali di Surfshark) posizionano costantemente Chrome, insieme a Microsoft Edge e Yandex, in cima alla lista dei browser che raccolgono la maggiore quantità di dati personali dell’utente (posizione, cronologia, identificativi del dispositivo). Inoltre, le tecniche moderne di tracciamento non usano solo i cookie, ma il browser fingerprinting (la firma unica creata dalla combinazione dei tuoi font, risoluzione schermo, impostazioni del browser), un’area in cui Chrome offre pochissime protezioni native.
Dove si stanno spostando gli utenti?
Chi decide di cambiare si orienta principalmente verso tre direzioni:
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Brave Browser: Molto gettonato perché mantiene lo stesso motore di Chrome (Chromium) garantendo la massima compatibilità con i siti e le estensioni, ma integra nativamente un blocco totale e aggressivo di pubblicità, tracker e fingerprinting senza bisogno di configurazioni complesse.
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Mozilla Firefox / LibreWolf: La scelta di chi vuole staccarsi completamente dal monopolio del motore Chromium di Google. Firefox offre ottime opzioni di personalizzazione della privacy, mentre LibreWolf è una sua versione modificata, pensata per i puristi, con telemetria e tracciamenti azzerati di default.
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Soluzioni di nicchia o specializzate: Browser come DuckDuckGo Browser o il più recente Kahf Browser per l’uso quotidiano orientato alla privacy, fino ad arrivare a Tor Browser per chi necessita del massimo livello di anonimato a discapito della velocità.
I dati di mercato globali mostrano che la quota complessiva di Chrome si attesta attorno al 65% – 68% (considerando tutti i dispositivi: desktop, mobile e tablet) e a poco più del 71% se guardiamo solo il comparto desktop.
Tradotto in numeri reali su una popolazione globale di oltre 6 miliardi di internauti, significa che Chrome conta circa 3,6 – 4 miliardi di utenti attivi.
Tuttavia, analizzando i flussi di abbandono legati ai problemi di privacy descritti prima, emergono dati molto precisi:
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Il calo di Chrome: Nell’ultimo anno, la quota globale di Chrome ha registrato una flessione di circa l’1,9% – 2%. Sembra una percentuale ridotta, ma su scala globale equivale a circa 70-80 milioni di persone che hanno scelto di smettere di usare Chrome per passare ad altro.
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Il boom dei browser alternativi: Chi si sposta per motivi di privacy si sta dirigendo principalmente su Brave, che ha superato i 101 milioni di utenti attivi mensili, registrando una crescita verticale del 34% in un anno.
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La situazione sui sistemi desktop: Nei computer desktop (dove l’utente è tendenzialmente più attento a estensioni e ad-blocker rispetto allo smartphone), il calo di Chrome è ancora più evidente, con una perdita di oltre il 3% negli ultimi tre anni. A beneficiarne maggiormente è anche Microsoft Edge (salito oltre il 13% su desktop), mentre browser di nicchia orientati alla privacy o all’efficienza stanno erodendo la restante fetta di mercato.
La percezione dell’invasività sta quindi spostando masse significative di utenti avanzati, costringendo il mercato a frammentarsi a favore di soluzioni più trasparenti.
E tu, che browser usi?